Stormbringer
lunedì, 05 maggio 2008
Cattedrale

“Vedo solo sbarre, vedo una prigione umida, niente verità”


Stiamo perdendo inutile negarlo, inutile cercare luce, simboli, armi nuove.
Fede.
Stiamo perdendo.
Lei respira di nuovo, un lungo gemito gutturale accompagnato da una nuvola di vapore condensato, cristalli sfaccettati ricoprono i vetri delle due finestre, formano una patina dura, impenetrabile.
Fuori almeno trenta gradi, all’interno qualcosa che si avvicina allo zero costante.
Mi alzo con fatica appoggiando le mani alla rozza parete, palmi aperti, particelle di legno a penetrare la pelle; cerco un contatto con la realtà, una prova, una via.
Il mio compagno è svanito chissà dove, urlando nel verde della campagna il suo panico, strappandosi di dosso la veste nera, dando di stomaco tutto l’orrore del mondo.
Appena un attimo dopo che.
Il fienile è un luogo caldo, accogliente, odora di animali, finimenti di cuoio, attrezzi da lavoro. Cose tangibili, vive, cose vive.
Scie di pensieri.
 
Ho vissuto da sempre lontano dalla città, una sorta di bozzolo costruito attorno a un quotidiano sicuro, sempre certo, mai immutato. Inevitabile abbracciare le facce, le piccole vie di paese, i sorrisi sdentati dei vecchi, il cibo semplice.
 
Se soltanto aprissi ancora una volta le gambe potrei fotterti anch’io come si deve.
 
Come la livida strisciata di un colpo di frusta in mezzo alla faccia, l’ennesima voce penetrata. L’ennesimo comando violato all’eccesso.
Immancabile la risposta del corpo, un caldo sentore al basso ventre, la mano destra che si avvicina scivolando sul tessuto di lana.
Chiudo gli occhi, chiudo gli occhi, forzando le palpebre, sicuro che tutto sparirà quando la luce tornerà a ferirmi le pupille appena un istante dopo che.
Povero piccolo uomo.
Al centro dello spazio ricoperto d’erba marcia, una specie di giaciglio con ai quattro angoli pioli di ferro picchiati a mazza nel terreno. Legata polsi e caviglie con cinghie d’aratro la ragazza osserva ogni mio movimento, bulbi oculari protesi, bava giallastra puzzolente a ruscellare sul seno in costante movimento sussultorio.
Odore forte di sudore, umori umani, concime e merda di cavallo.
Osserva, il petto si contrae sotto la spinta di polmoni non suoi, pare di percepire in lontananza un lento dispiegarsi di tessuti membranosi.
Ali.
Ad ogni respiro affrettato caccia fuori la lingua spaventosamente allungata, arriva a leccarsi l’incavo scoperto dei seni, si contorce sotto la spinta di chissà quale istinto animale.
Alla ricerca di un’arma, sono alla ricerca di un’arma.
Impugno il piccolo recipiente pieno a metà di liquido trasparente, il resto forma una chiazza umida semicongelata sul pavimento di terriccio pressato.
Non è possibile, non sto veramente brandendo dell’acqua santa verso una ragazzina legata a terra, non sta succedendo sul serio non nel maledetto duemilacinque.
-Prete.
La voce, uomo, quella cazzo di voce.
-Prete perché non vieni qui a divertirti come il tuo collega? A proposito che fine ha fatto, se n’è andato prima che riuscissi a far godere questo corpo.
La voce del Male, il rumore appiccicoso di un bubbone suppurato che esplode.
 
-In realtà si pensa che circa il novantacinque per cento dei presunti indemoniati siano pietosi casi di malattie mentali portati all’eccesso da credenze popolari e suggestione. I testimoni, spesso a un livello molto basso di scolarizzazione, credono di vedere cose che risultano essere solo frutto di fervida immaginazione.
-Padre e il restante cinque?
-Di questo vi parlerà domani Padre Giacomo, i domenicani hanno più dimestichezza con queste cose.
(brevi risate in sottofondo).
 
Scie.
Apro il breviario, ricamare parole, recuperare formule, recitare frasi.
Alzo la mano, il corpo al centro si contorce, sottili venature rossastre appaiono sui polsi, dove le cinghie mordono la carne senza pietà.
Primo spruzzo.
-Nel nome del padre, del figlio, dello spirito santo, io ti ingiungo di lasciare questo corpo.
Le particelle d’acqua volano verso di lei, al contatto la spina dorsale ha uno scatto verso l’alto, rovesciata in un angolo impossibile, flessa in ogni punto, tesa a un limite critico di rottura.
Un puzzo marcio di carne bruciata si alza nell’aria umida, ferite nerastre si aprono sulla pelle scoperta mettendo a nudo chiazze rossastre di strati sottocutanei.
-Prete!
La voce raggiunge una tonalità cavernosa, un dolore acuto ai timpani mi obbliga a portare le mani a coprire le orecchie, i vetri, i maledetti vetri della stalla vibrano come per il passaggio di un jet.
-Prete, tu non hai idea di chi hai di fronte. Vuoi vedere questo corpo macellato? Continua a insozzarmi con il seme del tuo cristo e lo vedrai!
Cado in ginocchio, perdo la presa sull’ampolla che va a frantumarsi sul terreno.
Solo di fronte alle mie paure, lo sguardo fisso sulle splendide gambe nude, il seno teso allo spasimo sotto al tessuto leggero, la bocca carnosa pronta a donare piaceri dimenticati troppo presto.
Il freddo mi aggredisce ancora una volta nonostante la veste invernale, il brivido mi riporta alla realtà, abbiamo fallito e c’è una sola cosa da fare.
In un angolo buio scorgo una lunga falce pronta per la mietitura delle spighe sfuggite alle macchine, mi trascino verso l’attrezzo mentre la voce rincorre i pensieri, aggredisce con furia, pretende vittoria.
L’impugnatura di legno liscio è stranamente calda al tatto, signore dammi la forza, signore.
-Pensi che non troverò il sistema d’impedirtelo prete? Credi davvero che sia solo?
Mi avvicino lentamente, all’improvviso un fragore potentissimo seguito da un vento gelido irrompe nel fienile, non posso cedere adesso, non posso.
Alzo la falce sopra al corpo legato a terra che continua a contorcersi, poi, una spinta violenta mi fa barcollare in avanti, un dolore acuto alla schiena mi taglia il fiato.
Cado lasciando andare l’attrezzo, le mani pesantissime, le gambe svanite chissà dove.
Ho fallito signore, accogli la mia anima, in lontananza il ruggito della creatura vittoriosa, urla selvagge nel puzzo freddo della sconfitta.
 
-Finita? È finita?
-Sì, è morto.
-Avete preso l’altro?
-Sì, una pattuglia l’ha trovato mentre cercava d’impiccarsi ad un albero nel bosco, era lo zio della ragazza.
-Lo zio.
-Era convinto che il demone avesse preso anche lui costringendolo a un atto sessuale con la nipote, in realtà è un povero ritardato che si è fatto convincere dal fervore di questo, questo.
-Assassino?
-Tecnicamente un seriale.
-Quante?
-Almeno cinque vittime accertate, sempre in posti come questo, sperduti, arretrati, gente semplice, contadini che si facevano convincere dell’esistenza della possessione demoniaca nella comunità.
-Ma lui?
-Un ex seminarista, uno schizofrenico paranoico.
-La ragazza?
-Sotto un terribile choc, ci vorranno mesi, forse anni.
-Cristo santo.
-Già, tutto in suo nome.
-Va bene, tenente, complimenti, caso chiuso.
-Avrà il mio rapporto in settimana, signor giudice.
 
Ripensa all’addestramento, aerei, ostaggi, rapitori di bambini, scontri a fuoco, innumerevoli ore passate a studiare tecniche, fronteggiare minacce.
Il tenente del GIS ripone con cura la pistola nella fondina, attorno al corpo in nero si affollano quelli della scientifica, scuote la testa.
È bastato infrangere un vetro e sparare.
Fuori l’estate esplode in tutto il suo profumo, dentro sarà sempre e solo inverno.
Scritto da: hellstrom alle ore 11:53 | link | commenti (10) | categoria:

Commenti
#1   06 Maggio 2008 - 16:50
 
sto leggendo un libro che, ad ogni pagina, mi ricorda Te.
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#2   06 Maggio 2008 - 21:32
 
ciao, uomo

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#3   07 Maggio 2008 - 06:25
 
Baby, il titolo?

Nina, quando accendi un Cohiba ti accorgi che non hai MAI fumato prima.
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#4   07 Maggio 2008 - 14:37
 
Nina.. .allora sei proprio una carogna!!! ecco vedi però.. mi hai dato un'idea.. queste due potremmo essere noi due.. magari lo scenario un tantino diversi.. Hell. tu che ne pensi?

ah.. bellissimo racconto.. come al solito mi hai fatto venire i brividi lungo la schiena.. .
sei fantastico!
Un bacio
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#5   07 Maggio 2008 - 21:32
 
strega io ti adoro
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#6   08 Maggio 2008 - 04:17
 
mi hai fatto venire in mente don benzi che andava a puttane col Ducato...
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#7   08 Maggio 2008 - 21:30
 
Ti voglio un pò bene, anche se sei anziano.
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#8   09 Maggio 2008 - 08:50
 
i ragazzi del coro.
Joseph Wambaugh.

sei tu.
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#9   09 Maggio 2008 - 09:34
 
Baby mi hanno dato del Chandler, ovviamente dell'Altieri, un pazzo mi ha persino accostato al mito Hemingway.
Wambaugh mi mancava e detto da te...
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#10   10 Maggio 2008 - 19:08
 
Storie di ordinaria follia.
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Commenti